MUSEO DEL DISCO D'EPOCA - LONGIANO (FC) - 13.12.2003

UNA GIORNATA PARTICOLARE ... PER FILO E PER SOGNO
di Doro CATALANI

E' l'alba del 13 dicembre 2003, squillano i telefoni, voci concitate, mobilitazione generale: Patty Pravo a Longiano, sembra che inauguri una mostra, di cosa non è ancora chiaro, bisognerebbe guardare sul sito, non c'è tempo, bisogna partire, io avevo mille cose da fare, già programmate, urgenti, ma Patty chiama e io lascio le mie reti " vieni e seguimi ".
E' una bella giornata, e' sabato, arrivo sincronizzato alle 10,30, tutti puntuali e lei c'è, era tutto vero.
Cappello morbido, spillone, capelli raccolti sotto, occhialini quasi scuri, scialle di seta arricchito di mappi in lana colorati, pantaloni di pelle nera; sembra divertita ed emozionata come una bimba in gita scolastica, è la prima volta che ha un ruolo ufficiale, che inaugura un Museo del Disco d'Epoca.
Tanta gente, discorsi brevi e in un turbinio di flash, si taglia il tricolore; inizia il giro, l'organizzatore della mostra non la lascia un istante, neanche io, le mostra i primi cilindri di cera , i dischi enormi, pesanti, meravigliosamente decorati, le fa ascoltare suoni e voci del passato, le racconta aneddoti, di intere tenute comprate solo per esaudire il desiderio di latte fresco di una grande cantante, del cagnolino che ascolta la voce del suo padrone-barbone, lei chiede si incuriosisce, posa per i fotografi vicino ad una copertina del ventennio: Tripoli, poi commenta che un tempo si lavorava di più, c'era più passione per il proprio lavoro, non si improvvisava e aggiunge che ancora oggi lei lavora anche venti ore al giorno, non mangia neanche, del resto l'artista ha ricevuto un dono speciale ed è suo dovere renderne gli altri partecipi, lui può cogliere colori, note, emozioni sul Tabor della vita e non può che consumarsi per illuminare e promuovere l'amore per il bello.
Ormai è chiaro, Patty si sta divertendo, è in armonia con la situazione, rilascia tantissimi autografi, firma cd e manifesti, la mano le fa male ma continua ad arricchire di virgolette, punti esclamativi, cuoricini le sue dediche, salta qualche accento ma continua ad augurare a tutti "ogni bene" e agli organizzatori un aulico "ad maiora".
Candidamente, circondata da collezionisti e in un museo, esordisce dicendo:
- E pensare che nella mia vita ho buttato via sempre un sacco di cose: foto, dischi, riconoscimenti, articoli… dovrei sentirmi in colpa?
- Certo - le rispondono - perché così ha privato le generazioni future di tracce importanti del suo percorso umano ed artistico!
Lei ride, è piccola, non ha un filo di trucco, come non perdonarla…
All'uscita siamo avvolti dalla luce e dalle colline circostanti, "…come un giorno di sole, fa dire a dicembre, l'estate è gia qui".
L'accenniamo insieme mentre ci dirigiamo verso il piccolo teatro cittadino, sale sul palco e scatta la magia: l'odore del legno, l'affetto della cittadinanza, la tranquillità del luogo, le fanno dire che tornerà per lavorarci, per creare e abbandonarsi in quell'armonia.
Contatto l'assessore giusto perché al momento opportuno mi sia di aiuto.
Al buffet prende una pizzetta e un bicchiere d'acqua, don Dario, il suo parroco, che ha fatto da gancio, le ricorda che l'aspettano per il pranzo, ma lei ormai sta bene lì, con la sua gente, firma ancora autografi, vorrebbe fare delle foto tutti insieme, magari sulla panchina, l'addetta stampa Rossella Martini insiste, devono essere a Roma per le quattro, cerco di distrarre le obiezioni dei due, mentre sale la voce del suo popolo che la reclama.
- Ma perché non andiamo in un ristorante? - esordisce, producendo un boato di assenso- Così mangiamo qualcosa e ascoltiamo in anteprima il nuovo cd!-
Sinceramente ho avuto un attimo di smarrimento, allora esistono anche le favole!
Ci incamminiamo sotto il sole con il cuore leggero, si parla di tutto, anche dell'amore e delle abitudini quotidiane, poi si sale nelle macchine che abbiamo a disposizione, così, come capita, è festa.
Diafana, eterea, l'imperatrice di tutte le russie siede di fronte a me, si toglie il cappello, gli occhiali, chiede qualcosa per fermare i capelli, è sufficiente un elastico, qualcuno le offre una sigaretta, l'ennesima, provo a protestare, dobbiamo salvaguardare la voce, lei interviene dicendo che la sua voce è forte, non teme niente, anzi ci guadagna, ma poi sceglie quelle del pacchetto senza scritta angosciante, speriamo bene!
All'interno della saletta privata si improvvisa una sala d'ascolto, parte la musica, lei prende il tempo e doppia se stessa, i brani scorrono modulati, c'è ricerca e melodia, poesia, ritmo, il suo entusiasmo è anche il nostro, è un gran bel lavoro, sarà una bomba!
Alle mie riserve circa la programmata uscita alla fine di gennaio, nelle vicinanze del festival di Sanremo, lei mi obietta che non teme niente e nessuno: avanti tutta!
Come contraddire tanto entusiasmo e tanta grinta? Impossibile, pesa 47 chili, è nata nel 48, ma è un uragano che fa impallidire le coriste dell'attuale panorama musicale italiano.
Sceglie vino bianco e lo sceglie bene, dopo una vita da rocchettara, ha pure imparato qualcosa, ordina ravioli e gnocchetti al burro, cui aggiunge sale e pepe, si innamora delle pappardelle al cinghiale di Andrea, alla fine cede e gliene ruba una forchettata; il dolce no, lo porterà via in vaschetta, infatti preferisce mangiarselo di notte, nel letto, dove sbriciola e perde le gomme per la disperazione di Ivana, la sua cameriera paziente e presto "santa".
A giorni sarà a New York per masterizzare il disco, ci racconta del gran lavoro fatto a Londra, della mano rotta del suo batterista, della bravura degli attuali suoi collaboratori.
I più grandi fanno domande, i più giovani, intimoriti contemplano, come me, l'evento: chissà se saranno creduti quando racconteranno che hanno pranzato in compagnia di Patty Pravo?
Le ricordano che è tardi, lei si sistema ancora meglio sulla sedia, gioca con le sue collane etniche parla della generazione dei trentenni figli e vittime di un 68 che ha preferito contrapporre gli uomini alle donne, i ventenni attuali, in compenso, sembrano essere più consapevoli del loro ruolo; ci racconta di Lucio Battisti, di come non ami lo sciacallaggio che alcuni fanno su di lui e su Mia Martini, di come si sia offesa per tanti anni perché le avevano detto che con quella voce avrebbe reso emozionante anche l'elenco telefonico e pensare che era un grande complimento!
Si parla dei detenuti della Casa di Reclusione di Fossombrone, ai quali pensa di mandare dei libri, con sereno distacco ci racconta la sua esperienza e di come sarebbe bello, in fondo, stare in una cella, se liberamente scelta.
Poi diventa tardi, le ultime foto ricordo, gli auguri di buon anno ce li faremo alla Capannina in occasione dei suoi concerti di Capodanno; abbiamo gioito insieme di questo momento di grazia che la vita ci ha regalato, ci siamo baciati, lei è partita, noi siamo rimasti per l'elaborazione dell'accaduto, io mi sono ritrovato in mano il bicchiere di plastica di Patty.
Lo so che è un sogno, ma io l'ho vissuto realmente, credetemi.

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